Viaggio in Cina: l'impero colpisce ancora | PARTE 2 

Prosegue il viaggio in Cina dei nostri avventurieri, iniziato sul numero scorso. 3.400 km di incontri e sorprese, in un territorio magico, sospeso tra antico e moderno
Viaggio in Cina: l'impero colpisce ancora | PARTE 2 

Emilio Salvatori e Cristina ZoliEmilio Salvatori e Cristina Zoli

Pubblicato il 1 gennaio 2026, 13:45 (Aggiornato il 2 gen 2026 alle 10:50)

Con ancora negli occhi lo spettacolo dei pilastri dalle forme ardite che si innalzano verso il cielo, che con la propria unicità hanno ispirato nel regista statunitense Cameron la realizzazione del film “Avatar”, lasciamo la magia del Parco nazionale di Zhangjiajie per proseguire il nostro viaggio alla scoperta del “Cuore del Dragone” immergendoci in sella alla nostra moto nell’intimità di un Paese antico e misterioso come la Cina.

Ma se pensavamo di aver toccato l’apice della bellezza nella prima parte del viaggio che dalla costa di Thaizou ci aveva portato al centro della Cina, beh, col senno di poi, possiamo ben dire, a ragione, che ci sbagliavamo! 

Indice:

  • La seconda parte del nostro viaggio in Cina;
  • Informazioni utili per viaggiare in Cina (pag.2).

Ricominica il viaggio per la Cina: puntiamo a sud!

Il nostro itinerario punta ora decisamente verso sud iniziando una discesa che per molti chilometri seguirà il corso del fiume Li e i suoi paesaggi incantati. Lasciata alle spalle le meraviglie di Zhangjiajie, l’area panoramica di Wulingyuan, il Tianmen Mountain e il Gran Canyon, non occorre poi fare tanta strada per incontrare la suggestiva bellezza di Fenghuang, una splendida città antica arroccata lungo le rive del fiume Tuojiang, famosa per la sua architettura tradizionale ben conservata, con case sospese su palafitte, ponti in legno e stradine lastricate in pietra e per questo tra i beni tutelati dall’Unesco. Un incontro straordinario che ci avvicina alla prossima meta, quella delle risaie terrazzate di Longji.

La distanza di oltre 650 km consiglia di spezzare il cammino con una tappa intermedia nella moderna città di Huaihua. A dir la verità il programma prevedeva il pernotto un centinaio di km più a sud, nell’antico villaggio di Qianyang, ma purtroppo in quest’area abbiamo scoperto che molti villaggi non accettano stranieri come ospiti nelle proprie strutture, forse perché - immaginiamo - non in grado di fornire servizi ritenuti compatibili con le esigenze di viaggiatori provenienti da paesi lontani. Rimandiamo quindi a domani la visita di questo affascinante villaggio che ha mantenuto il fascino di un tempo antico con le sue case legno e mattoni che si affacciano lungo le strette vie della città abitata storicamente dalle etnie dei Miao e dei Dong.

Tradizioni antiche preziosamente conservate e innovazione urbanistica e tecnologica proiettata verso il futuro, sono le due facce di una stessa medaglia che marciano insieme e raccontano entrambe più che una dicotomia una stessa storia. A Huaihua ne abbiamo la riprova specie guardando dall’alto del 26° piano del Mehood Elegant Hotel, che ci ha accolto e coccolato coi suoi splendidi servizi nella notte, il panorama di una città moderna coi suoi grattacieli e viali a otto corsie. La strada prosegue verso sud continuando a regalare, inoltrandosi tra le montagne, bellissime curve e tornanti dove godere della guida della nostra X-Cape 700 e lanciandosi in pieghe e sorpassi, resi ancor più divertenti dall’assenza dei camion che alle curve e alle salite della montagna preferiscono i lunghi quanto noiosi rettilinei.

Nella regione del Guangxi

Siamo ormai giunti nella regione del Guangxi, a oltre 700 metri d’altitudine, immersi tra la bellezza di questi capolavori di ingegneria agricola che i popoli Zhuang e Yao hanno creato a partire dal XIII secolo scavando i fianchi delle montagne per coltivare il riso. Li raggiungiamo così sul far della sera accompagnati da un tempo che dopo tanto caldo ha virato decisamente sul brutto.

Ma niente può togliere alla bellezza di un paesaggio unico dove le risaie che disegnano le montagne sono capaci di proiettare il visitatore in un mondo magico. Aprono l’incontro i Nine Dragons and Five Tigers, ovvero la veduta dei “Nove Draghi e cinque Tigri”, la prima visione per cui Longji e i suoi campi terrazzati di riso sono così celebri nel mondo. Disegnate dall’acqua, dai bordi e dal cielo le nove creste si diramano dalla vena principale della “spina dorsale del drago” così da sembrare nove draghi chinati per bere l’acqua dal fiume Jinsha. Un incontro con la bellezza che potrebbe considerarsi la miglior conclusione di una giornata che invece riserva altre sorprese, come l’incontro con le donne del villaggio di Huangluo, l’unico Yao tra i 13 villaggi di Longji.

È famoso per la tradizione delle sue donne e dei lunghi capelli che portano raccolti sotto strani copricapi. Sono le donne del gruppo etnico Red Yao, come sembrano raccontare i loro abiti tipici tradizionalmente rossi, e si tagliano i capelli una sola volta nel giorno del loro 18° compleanno durante un rito che segna il loro passaggio all’età adulta e la loro idoneità al matrimonio. I capelli tagliati vengono conservati e, una volta sposate, le donne li indossano come parte della loro acconciatura. Sono cinque arzille nonnine quelle che ci accolgono quando arriviamo al villaggio che, tra una risata e l’altra, accettano di mostrarcene con una complicata cerimonia la lunghezza, un buon modo per racimolare qualche yuan loro e per far qualche bello scatto a noi.

Yangshuo

Dopo Longji, non occorre poi tanta strada per incontrare nuovamente la bellezza, appena 160 km, giusto il tempo per arrivare a Yangshuo, un centinaio di km dopo Guilin. Calcare, dolomite e gesso, il tempo e l’erosione dell’acqua presente nel sottosuolo hanno creato le meravigliose montagne e i pinnacoli che oggi ci circondano immergendoci in un mondo magico e irreale, così scenografico per l’intera Cina da essere raffigurato sulle banconote da 20 yuan. Siamo sul fiume Li alla cui conoscenza dedicheremo ben più di un giorno. E lo spettacolo inizia subito. Sono tante le ragazze che amano farsi ritrarre in abiti tradizionali nei luoghi più antichi e iconici della Cina, e Yangshuo, il villaggio che per qualche giorno sarà la nostra base operativa, è un luogo che si adatta alla perfezione. Lungo il corso del fiume sono ormeggiate le chiatte di bambù su cui i turisti amano essere trasportati dagli abili pescatori offrendo una visione fantastica dei paesaggi carsici modellati da processi geologici che hanno avuto luogo nel corso di milioni di anni.

Dopo 700 km arriviamo a Wengyuan

All'indomani di nuovo in strada, impegnati in un lungo trasferimento che ci porterà, dopo quasi 700 km, a Wengyuan. Due giorni di viaggio lungo le stradine secondarie ma anche un’occasione unica per conoscere la Cina da dentro, fuori dalle rotte turistiche. Siamo nel Guandong, una delle provincie più popolose e sviluppate della Cina situato nel meridione del paese e questa mattina ci siamo regalati una visita ad uno dei villaggi Yao che circondano Liannan. Sanpai, a poco più di una decina di km, è un piccolo villaggio che si aggrappa sul costone di un monte e protegge gelosamente la propria cultura e le proprie tradizioni. Gli Yao sono una minoranza etnica presente in diversi paesi del sud-est asiatico dove si distinguono per il loro amore per la musica e la danza e i loro abiti molto eleganti e colorati.

È ormai buio quando giungiamo a Taxia, uno dei villaggi Hakka Tulou delFujian da dove all’indomani partiremo alla scoperta di un mondo magico di cui, sul far della sera, abbiamo avuto solo qualche anticipazione. Questo territorio che si estende sui dolci declivi collinari nel sud-ovest della provincia del Fujian è caratterizzato dalla presenza dei tulou, edifici in terra battuta a forma circolare che assolvevano al compito di difendere le diverse comunità del popolo Hakka, giunto qui dal nord della Cina durante la dinastia Jin (265-314 d.C) per sfuggire alle persecuzioni e alla carestia.

Una presenza che fu accompagnata dai propri e usi, costumi e da una tecnica architettonica unica nel suo genere che nel 2008, per la sua importanza e bellezza, fu iscritta da parte dell’Unesco tra i patrimoni dell’umanità: i Tulou. Tra i diversi che potremo visitare da segnalare il Chengqi Lou, per imponenza detto anche il “Re di Tulou” tanto da apparire persino nel film della Disney “Mulan”. Il Chengqi Lou conta oltre 400 stanze e ha un cortile con un diametro di ben 73 metri. Ma ciò che ne fa la differenza sono i tre anelli concentrici di strutture che circondano la sala ancestrale posta al centro, creando una disposizione straordinaria e unica per bellezza e imponenza.

Verso il mare

È ora di proseguire per raggiungere il mare e chiudere un altro tratto del cerchio del nostro viaggio. Quella che ci aspetta a poco più di 150 km Xiamen, l’isola cinese che si erge davanti a Taiwan. Non sarà semplice visitarla, qui le restrizioni verso le moto si fanno più severe sia per i divieti di circolazione sulle strade più dirette e veloci, sia proprio al suo interno dove scopriamo che per il tema dell’inquinamento la nostra X-Cape non può circolare. Ma Xiamen è una tappa irrinunciabile di un viaggio come il nostro ed ecco emergere dalla sacca il “Piano B” escogitato dagli amici di PioneerRoad. 

Monte Wuyi

 

Ormai il nostro viaggio vira decisamente verso nord tornando a privilegiare i percorsi secondari verso l’interno della provincia del Fujian che con le sue montagne, curve mozzafiato, piantagioni di tè, piccoli villaggi, suggestivi templi ai bordi della strada che continua a regalarci grandi emozioni fino a portarci ai piedi del Monte Wuyi che ci aspetta col suo Parco Nazionale patrimonio Unesco. Il Monte Wuyi del resto è una tra le aree più straordinarie per la conservazione della biodiversità nella Cina sud-orientale. Con i suoi numerosi templi e monasteri - quello di Zizhi ad esempio - ha fornito lo scenario per lo sviluppo e la diffusione del neoconfucianesimo.

Bellissima anche la passeggiata lungo il viale del giardino d’estate di Wanchunyuan costeggiato da bellissimi alberi bonsai, ma è il tè, qui, il protagonista assoluto. È lungo una fenditura nella montagna che è necessario inoltrarsi seguendo il profumo delle piante del tè, dove le pareti, rese ricche dalle scritture in rosso che risaltano sul nero della pietra, si stringono fino ad arrivare a un luogo mistico e magico al contempo.

A qualche metro d’altezza ecco le sei piante originali di Dahongpao da cui, appollaiate su una piattaforma che una volta faceva parte del giardino imperiale, attraverso le talee hanno avuto origine le piantagioni del tè che ci circondano. Le camelie da cui nasce il Dahongpao sono le discendenti di quelle piante originali che, per essere aggrappate alla roccia da cui le radici assorbono molti minerali, donano alle essenze un gusto così unico da farli chiamare i “tè della roccia”.

Verso la conclusione del viaggio

Il cerchio si sta chiudendo e presto rivedremo Shanghai, per il momento però ci godiamo la suggestiva bellezza dell’antico villaggio di Hong Cun raccolto lungo un fiume sulle pendici meridionale dei monti Huangshan che raggiungeremo dopo 380 km. Un villaggio del tutto particolare della provincia di Anhui che raccoglie oltre 150 antiche abitazioni risalenti alla dinastia Ming e Qing in stile tradizionale Hui, caratterizzato da mura bianche e tetti di tegole nere, tanto che dal 2000 il villaggio è stato inserito tra i patrimoni Unesco. Poco distante, una ventina di km appena, ed ecco l’altrettanto magico villaggio di Xidi che, con una storia di oltre 900 anni, rappresenta un esempio eccezionale di architettura in stile Huizhou.

Lasciando la magia dei vicoli di Hong Cun, bastono solo pochi km per tornare a respirare l’avventura. La strada che ci aspetta non appena lasciato il piano è veramente fantastica. Sarà per i colori della primavera, sarà per l’asfalto perfetto che la mezzeria gialla esalta, sarà la dolcezza delle curve che restituiscono il piacere della guida in moto mentre si sale il monte, ma i 70 km che ci separano alla meta odierna possono gareggiare tra quelli “più belli dell’intero nostro viaggio in Cina".

   

 Ci stiamo addentrando tra i monti Huangshan, che letteralmente significa “Montagna Gialla”, celebre nella storia per la bellezza del suo paesaggio che ha ispirato artisti di ogni epoca e per aver dato nome addirittura alla scuola di pittura paesaggistica Shanshui. Il parco si estende su una superficie di 16.000 ettari in cima al monte ma per andare alla scoperta di almeno qualche briciola di bellezza bisogna impegnarsi non poco, lasciare la moto all’ingresso della funivia che in una decina di minuti ci porterà in cima da dove, armi e bagagli con se, prepararsi a scarpinare fin a raggiungere l’hotel che, isolato dal mondo, ci ospiterà per questa nuova avventura. Un impegno con una ricompensa, quella di trovarsi di fronte a paesaggi unici, dove il bruno del granito, il verde dei pini, il blu del cielo striato dalle nuvole ripagano di qualsiasi fatica (quasi).
Pronti? Via!
Lasciando i monti Huangshan prende inizio la conclusione pirotecnica di questo viaggio.

Quello che ci sta aspettando è un appuntamento unico, un vero e proprio festival motociclistico che è stato il pretesto e la ragione che ha fatto nascere e alimentato questa straordinaria avventura. Avevamo lasciato gli amici del City Traveler Magazine più di un mese fa a JinYun al termine della V edizione del Motorcycle Festival come ospiti d’eccellenza, e oggi li ritroviamo proprio qua, a Moganshan, un posto mitico, avvolto nella leggenda nelle vicinanze di Shanghai, pronti per un altro incredibile incontro con i “fratelli” motociclisti provenienti da tutta la Cina per festeggiare l’Anno del Serpente. Ritrovata l’amica Chatal, organizzatrice del grande raduno motociclistico, ritrovate le ragazze del team di Moto Morini China, possiamo prepararci a godere tutti insieme un altro evento straordinario perché per la prima volta le strade di questa località, normalmente interdette alle moto, si apriranno per la grande parata che vedrà sfilare centinaia e centinaia di moto di tutti i tipi e colori. Una full immersion di suoni, colori, passione autentica per la moto, che anticipa di qualche ora la parola “fine”, che necessariamente dovrà essere messa a conclusione di questa straordinaria quanto unica esperienza di viaggio alla conoscenza del “Cuore del Dragone”.

 

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