Moto Guzzi MGX-21: la fortezza volante dimenticata

Una moto unica sotto tantissimi punti di vista, preziosa e particolare come concetto e materiali, che non ebbe il successo sperato. Oggi è un'icona rara e sconosciuta a molti
Moto Guzzi MGX-21: la fortezza volante dimenticata

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 19 febbraio 2026, 14:35

Quando nel 2016 arrivò sul mercato, la Moto Guzzi MGX-21 Flying Fortress sembrava un oggetto fuori da ogni logica. Era una bagger italiana muscolare e tecnologica, con una ruota anteriore da 21 pollici e una carenatura monumentale in fibra di carbonio. Un esercizio di stile e tecnica che voleva misurarsi con l’America sul suo stesso terreno, ma parlando un linguaggio diverso e molto più legato alla storia delle due ruote italiana. Eppure, nonostante l'enorme carisma e l'eccellente costruzione, questa moto fu ben presto archiviata sia dall'azienda che dagli appassionati, tanto che a distanza di 10 anni non sono in molti a ricordarsi di lei. 

Eccezionale, nel senso di totale eccezione alla regola

La MGX-21 nasce sulla piattaforma della Moto Guzzi California 1400 ma ne esaspera concetto e presenza scenica. Il motore è il monumentale bicilindrico trasversale a V di 90° da 1.380 cc raffreddato ad aria e olio, capace di circa 96 CV a 6.500 giri e, soprattutto, di una coppia robusta di oltre 120 Nm già a 3.000 giri. Un pezzo di ingegneria che già di per sè rappresenta qualcosa di unico nella storia delle due ruote, perchè sembra un mostro vivo che vibra e pulsa in modo del tutto personale, e che ha una meravigliosa spinta ai medi con un'erogazione ruvida ma amichevole che da sempre distingue i prodotti di Mandello.

La ciclistica è coerente con il segmento: lunghissimo telaio doppia culla in acciaio, trasmissione finale a cardano, forcella dagli steli massicci e doppio ammortizzatore posteriore regolabile. L’impianto frenante, con doppio disco anteriore e ABS, è adeguato alla massa importante di oltre 340 kg in ordine di marcia.

L’elemento simbolico è la ruota anteriore da 21 pollici, scelta estetica prima ancora che tecnica, che fa il paio con la grande carenatura “batwing” e una linea sinuosa a metà fra il passato e il futuro, con le borse laterali avvolgenti e un gruppo ottico posteriore che richiama le ammiraglie di lusso a quattro ruote. A differenza dei "pezzi di ferro" americani, la fibra di carbonio è usata in modo esteso su tutte le sovrastrutture. Il risultato è un’estetica da nave spaziale distante dalla nostalgia cromata che domina il segmento anceh grazie a un'elettronica avanzatissima.

Il flop che più o meno tutti si aspettavano

Eppure, nonostante la solidità tecnica e l’indiscutibile personalità, la MGX-21 non ha raggiunto il successo. Le ragioni sono molteplici ed erano tutte facilmente identificabili prima ancora dell'inizio della produzione. Innanzitutto il contesto, con il segmento delle bagger storicamente dominato da modelli Harley-Davidson e Indian difficili da battere nel loro paese natale così come nel resto del mondo.

In questa categoria il marchio pesa molto più delle specifiche e dell'innovazione, e Moto Guzzi non aveva la stessa penetrazione commerciale negli Stati Uniti sia come immagine che come effettiva rete di vendita e assistenza. Del resto anche BMW, in tempi recenti, non è riuscita nella stessa sfida con la R18 in tutte le sue salse.

C’è poi un tema di posizionamento, perchè la MGX-21 era decisamente costosa (partiva da circa 25.000 euro) andando a infilarsi in una fascia dove il cliente tende a scegliere marchi con una rete capillare e soprattutto che tengono un alto valore nell'usato. In più, la sua estetica radicale divideva: troppo audace per i puristi della cruiser classica, troppo pesante per chi cercava dinamismo. In un contesto dove la tradizione domina, questo "affronto" ha confuso le idee più che far innamorare.

Infine, il timing. Tra il 2016 e il 2019 l'universo cruiser premium era ormai in discesa. Le bagger restavano un fenomeno forte soprattutto oltreoceano, ma pur sempre la nicchia della nicchia, e la MGX-21 si trovò a combattere per fare pochi numeri in un momento delicato di esplosione delle crossover a discapito di tutti gli altri segmenti.

È rara come poche

Oggi la MGX-21 è un ricordo un po' offuscato, generalmente poco riconosciuta come pezzo di storia del motociclismo italiano e parzialmente dimenticata anche dai guzzisti che hanno sempre avuto un rapporto un po' di amore-odio con tutta la piattaforma 1400. Però a distanza di 10 anni possiamo valutarla per quello che è stata: un progetto coraggioso e un manifesto tecnico e stilistico realizzato da tecnici appassionati.

Una delle ultime moto del mercato che non ha inseguito il consenso e i freddi numeri, ma ha cercato di ridefinire un genere osando e mischiando elementi di mondi diversi, con un risultato che è assolutamente degno di nota. Non è mai diventata un best seller e forse la stessa Guzzi ha creduto poco in questo "esperimento", che oggi è diventato un oggetto raro (con quotazioni alte fra i 17.000 e i 22.000 euro) fuori dalle statistiche e con un fascino che sembra aumentare man mano che passano gli anni.

 

 

 

 

 

 

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