Strade Bianche 2025: due ruote, comune passione

Ci sono luoghi che stanno al ciclismo più di altri. Esempi ne sono le colline senesi, incantevole teatro di gara, una delle sei Classiche Monumento del circuito ciclistico internazionale

Antonio Vitillo

2025.03.13 ( Aggiornata il 2025.03.13 11:54 )

Prima che la corsa prenda il via, il percorso si svela in tutta la sua essenza, che è poi la sua bellezza: silenzioso, polveroso, adornato da appassionati, pronto a trasformarsi nel teatro della competizione. Affrontarlo in moto, prima dell’arrivo dei ciclisti, significa viverlo dalla loro prospettiva. Perché, al di là delle caratteristiche del mezzo, si potrebbe dire che la passione per le due ruote segua la stessa traiettoria.

Molti motociclisti amano la bicicletta, riconoscono nel suo intercedere qualcosa di familiare: l’equilibrio, la capacità di leggere la strada, il piacere di quello specifico viaggio, che consideri la destinazione come culmine emozionale di un ammaliante percorso.

Strade Bianche 2025: le foto dell'evento

Strade Bianche 2025: le foto dell'evento

Strade Bianche 2025: il video dell'evento Affrontare il percorso in moto, prima dell’arrivo dei ciclisti, significa viverlo dalla loro prospettiva. Perché, al di là delle caratteristiche del mezzo, si potrebbe dire che la passione per le due ruote segua la stessa traiettoria. Molti motociclisti amano la bicicletta, riconoscono nel suo intercedere qualcosa di familiare: l’equilibrio, la capacità di leggere la strada, il piacere di quello specifico viaggio, che consideri la destinazione come culmine emozionale di un ammaliante percorso

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Strade Bianche: la gara

Prima che la corsa prenda il via, il percorso si svela in tutta la sua essenza, che è poi la sua bellezza: silenzioso, polveroso, adornato da appassionati, pronto a trasformarsi nel teatro della competizione. Affrontarlo in moto, prima dell’arrivo dei ciclisti, significa viverlo dalla loro prospettiva. Perché, al di là delle caratteristiche del mezzo, si potrebbe dire che la passione per le due ruote segua la stessa traiettoria.
Molti motociclisti amano la bicicletta, riconoscono nel suo intercedere qualcosa di familiare: l’equilibrio, la capacità di leggere la strada, il piacere di quello specifico viaggio, che consideri la destinazione come culmine emozionale di un ammaliante percorso.

L'esperienza vissuta con il Suzuki V-Strom 800DE

La scelta di fare una così esclusiva ricognizione con una Suzuki V-Strom 800DE non è stata casuale; Suzuki è ormai una presenza consolidata nel ciclismo: da anni al fianco della Federazione Italiana Ciclismo, da quest’anno è diventata sponsor anche del Giro d’Italia. La Strade Bianche, svolgendosi in Italia, è una sorta di “costola” del Giro; e Suzuki è tra le aziende protagoniste.

Essere qui con una V-Strom ha significato muoversi lungo un tracciato che non è solo un percorso di gara, ma anche un territorio naturale in cui la Casa giapponese si riconosce, per valori e per visione sostenibile. Oltretutto la V-Strom 800DE si muove sicura e libera tra asfalto e sterrato, affrontando quelle diverse superfici che metteranno alla prova i corridori. Il motore dall’erogazione regolare, sempre pronto ad assecondare i voleri della manopola del gas e con una gran “schiena”, sale di giri senza la minima incertezza fin dai giri più bassi. La ciclistica bilancia bene la distribuzione del peso, cosa che aiuta non poco a percorrere senza sbavature i fondi più scivolosi. E l’assetto rialzato, che consente di vedere, e anticipare, ogni irregolarità del terreno. L’andatura è diversa rispetto a quella di una bicicletta, ma neppure troppo, in fondo. Ciò che effettivamente cambia è la tecnica di guida, se vogliamo molto più impegnativa e audace in certe discese sterrate, che i ciclisti, disagiati da un non consono assetto in sella e dall’instabilità dovuta agli pneumatici sottili, affrontano a oltre 50 chilometri orari.

Motociclisti e ciclisti: due facce della stessa medaglia

Ad accomunare motociclisti e ciclisti è il senso di piacevole isolamento nei lunghi rettilinei sterrati; se consideriamo famigliare ai motociclisti quello del motore, nessun rumore v’è per entrambi, solo il vento e il contatto con il terreno. È nei transiti nei piccoli borghi che si percepisce l’attesa per la gara: le transenne sono già pronte, i volontari al lavoro, qualche curioso inizia a occupare la sua personale tribuna, scrutando l’orizzonte immaginando il passaggio della corsa. Moto e bici condividono più di quanto si pensi. Entrambe richiedono equilibrio, tecnica, rispetto per la strada. Entrambe regalano quel senso di libertà che si prova solo quando il paesaggio scorre sotto le ruote, che sia al ritmo di una pedalata o di un’accelerazione controllata. E su questo percorso, dove la polvere si alza per lasciare il segno del passaggio, la sensazione resta la stessa: le due ruote, in ogni forma, raccontano sempre una storia di passione e movimento.

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