Estate bollente addio, finalmente possiamo tornare in sella

Michele Lallai
Pubblicato il 8 settembre 2026, 13:56
Per gran parte dell’anno aspettiamo che arrivi l'estate e il bel tempo per usarla, ma poi scopriamo che le condizioni non sono così ideali come immaginavamo... e ci troviamo a fare i conti con la frustrazione del troppo caldo e dello stress in moto. Ogni anno la storia si ripete, e nel 2026 l'estate è stata particolarmente rovente e ingiusta con i motociclisti. Ma per fortuna, ora, torna l'autunno.
Benvenuto autunno, ora si ricomincia davvero
La moto si gode davvero quando il clima non impone compromessi, ed è per questo che settembre e ottobre costituiscono la seconda grande finestra dell’anno per chi guida sulle due ruote, dopo quella primaverile. Il caldo estivo incide sulla fatica fisica, sulla concentrazione e sulla qualità della guida, e l’abbigliamento tecnico indispensabile per la sicurezza, diventa più impegnativo da sopportare. Nelle ore centrali della giornata il calore dell’asfalto e quello prodotto dal motore si sommano a quello del sole, e nelle aree turistiche aumenta inoltre la presenza di automobili, camper e mezzi diretti verso le località di vacanza che ci costringono a rallentare e fare la sauna.

A settembre questa tortura finisce. Le temperature scendono senza essere ancora quelle dell’inverno, le giornate rimangono sufficientemente lunghe e il traffico turistico diminuisce. Con temperature più moderate l’abbigliamento protettivo torna a essere compatibile con percorrenze lunghe, le soste possono essere decise in funzione del viaggio e non della necessità di trovare un luogo fresco e, soprattutto, il motociclista può concentrarsi maggiormente sulla strada senza affaticarsi per via dell'afa.
Ottobre aggiunge un'altra variabile che è tutta un piacere, perché l'ambiente inizia a cambiare regalando paesaggi spettacolari dipinti di giallo rosso e ambra. È anche vero che le condizioni diventano meno prevedibili, le ore di luce diminuiscono e in alcune zone il rischio di trovare asfalto umido o temperature molto basse al mattino aumenta. Ma basta organizzarsi un attimo partendo più tardi, controllare meglio le previsioni e considerare le ore di luce che abbiamo nella pianificazione del percorso.
Il piacere della malinconia di fine stagione
Una strada di montagna percorsa in agosto e la stessa strada affrontata a fine settembre possono essere, dal punto di vista del motociclista, due esperienze completamente differenti. Cambiano il traffico, la temperatura, la luce, la quantità di persone lungo il percorso e persino il modo in cui si affrontano le soste, ma anche l'atmosfera malinconica che accompagna la pace del fine stagione ha il suo fascino romantico.
La primavera e l’inizio dell’autunno hanno, in questo senso, qualcosa in comune. Sono periodi di transizione nei quali la motocicletta riesce a esprimere un equilibrio che nelle stagioni estreme viene inevitabilmente compromesso. In primavera bisogna fare i conti con il freddo residuo e con condizioni stradali ancora variabili, a settembre e ottobre con il progressivo accorciarsi delle giornate e con un meteo meno stabile.
La stagione, per chi usa davvero la moto, non è un periodo unico e continuo, ma ha almeno due finestre privilegiate: quella che segue l’inverno e quella che segue il picco dell’estate. La seconda comincia proprio quando l’estate finisce, ed è forse quella che dobbiamo imparare ad apprezzare di più perché arriva dopo mesi nei quali abbiamo capito, spesso sulla nostra pelle, quanto sia difficile utilizzare una motocicletta nelle condizioni meno favorevoli.

Le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi, la luce cambia e ricompare la consapevolezza che la stagione favorevole non durerà ancora a lungo. In moto questa sensazione si avverte forse più che altrove, quando si attraversano strade già conosciute sapendo che tra qualche settimana saranno innevate e freddissime, consapevoli che che per mesi non sarà possibile percorrerle nelle stesse condizioni. È una malinconia che ci aiuta a rallentare e prendere un respiro profondo in vista dell'inverno, e che attribuisce un valore diverso a quelle cose che, proprio perché non sono destinate a durare, spingono a essere vissute fino in fondo.
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