L'editoriale del direttore: Fascino senza tempo

Semimanubri, busto caricato in avanti, pedane arretrate: passano i decenni e cambiano le generazioni ma l’adrenalina che regala una supersportiva è sempre la stessa. Ed è difficilmente replicabile. Se il mercato ormai non le premia più, preferendo adventure e naked, i costruttori continuano a dedicare investimenti, sviluppo e ricerca al settore delle sportive. Perché le graffianti carenate rimangono comunque una “vetrina” insostituibile

L'editoriale del direttore: Fascino senza tempo

Pubblicato il 20 maggio 2026, 10:33 (Aggiornato il 20 maggio 2026, 08:39)

Nel 2025, in Italia sono state immatricolate 9.482 moto sportive. Il 7,1% del totale di oltre 134.000. Un numero oggettivamente piccolo, se si pensa alle quasi 50.000 adventure e alle 34.000 naked vendute nello stesso anno. Nei primi quattro mesi del 2026, tra i primi 20 modelli immatricolati, non figura neanche una supersportiva.

È evidente che, negli ultimi quindici anni, i gusti degli utenti sono cambiati. È cambiato il modo di utilizzare la moto e sono cambiate anche le esigenze: oggi, più che avere un mezzo specifico costruito per guidare solo in un certo modo, il motociclista cerca una moto tuttofare. Buona per divertirsi sui passi di montagna ma anche per muoversi più agevolmente nel traffico cittadino o per affrontare un lungo viaggio turistico. Per questo, le adventure e le naked hanno tutto questo successo. Per chi è nato nello scorso millennio, però, la supersportiva rappresenta ancora oggi un punto d’eccellenza motociclistica inarrivabile per tutti i modelli degli altri segmenti.

È una convinzione figlia della nostalgia di un’epoca passata (e di un certo modo di pensare il motociclismo), durante la quale l’evoluzione tecnologica e meccanica trovava il suo atterraggio naturale proprio in questa tipologia di moto. E poi c’erano i piloti leggendari e, soprattutto, il mondo delle corse, che ieri più di oggi rappresentava il sogno proibito di ogni motociclista. Un mondo avvicinabile ed imitabile: bastava andare dal concessionario e comprarsi “la moto replica di” per sentirsi tutti un po’ più vicini ai nostri miti.

Per fare un esempio legato alla copertina di questo numero, la sigla GSX-R, a quelli della mia generazione, probabilmente evoca nomi importanti a livello sportivo: Fabrizio Pirovano, Stephane Chambon, James Whitham e, negli anni successivi, Troy Corser, Max Biaggi e il Team Alstare di Francis Batta. Figure nelle quali tanti di noi tendevano ad immedesimarsi, quando scendevano in pista per le giornate di prove libere da semplici appassionati. Oggi, i ricordi di quei nomi stanno man mano scolorendo. E, per tutta una serie di motivi, il fascino della moto da corsa si sta un po’ perdendo per strada. Nonostante i numeri, però, sulle supersportive continuano a puntare molte Case: le europee Aprilia, Ducati, BMW e KTM, le giapponesi Suzuki, Honda, Yamaha e Kawasaki (anche se a fasi alterne). Il motivo? Per l’industria del racing, ovviamente. Ma anche perché ancora rappresentano la massima espressione dell’idea di moto, la tipologia di mezzo su cui trasferire, in prima battuta, tutte le tecnologie sviluppate nelle gare su pista. E perché, oggettivamente, ancora oggi sono le moto più attraenti sul mercato. Una “vetrina” importante, per chi punta a vendere. Buona lettura!

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